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Che cos’è un podcast? Una guida alla scoperta della sua storia

che cos'è il podcast?

Una questione di termini

Si parla ormai sempre di più di podcast. Ma cosa significa questo termine e, soprattutto, che cos’è un podcast?

La parola podcast deriva dalla fusione dei termini iPod e broadcasting. Fece la sua comparsa per la prima volta in un articolo pubblicato da Ben Hammersley per il quotidiano “The Guardian” il 12 febbraio del 2004. 

Questa è considerata la data di nascita di questo medium che ha rivoluzionato la scena della comunicazione mondiale.

Nel suo articolo, intitolato “Audible Revolution”, si domandava quale potesse essere il giusto termine da adottare per definire questa nuova modalità di distribuzione dei contenuti audio:

But what to call it? Audioblogging? Podcasting? GuerillaMedia?

Da quel giorno, la parola podcast ebbe un tale successo che cominciò a radicarsi capillarmente nel mondo della tecnologia e, infine, del linguaggio popolare. Tanto che, nel 2005, il New Oxford American Dictionary sancì il termine “podcast” parola dell’anno

Questa “vittoria”, avvenuta a scapito di altri termini in voga come “sudoku”, “bird-flu” e “reggaeton”, è esplicativa del fenomeno globale che il podcast cominciò a rappresentare in quel periodo.

Nel 2020 potrebbe non sembrarti così chiaro il collegamento tra iPod e podcasting. Devi tuttavia afferrare dalla tua mente i ricordi legati al boom che questo nuovo lettore di musica digitale targato Apple ebbe agli inizi del decennio.

L’iPhone, inoltre, ancora non esisteva, essendo stato lanciato da Steve Jobs nel 2007, andando così ad integrare e soppiantare gradualmente il ruolo dell’iPod.

Per quanto riguarda invece la parola broadcasting, viene definita come la “diffusione di programmi radiotelevisivi da una singola stazione emittente alle varie riceventi”. 

In realtà la tecnologia del podcasting con la sua assenza di vincoli spazio-temporali e la sua caratteristica mobile va al di là persino del broadcast (presenza in un determinato spazio – connessione per un determinato tempo).

Esistono, tuttavia, altre versioni sull’origine della parola podcast. Secondo alcuni, non si tratterebbe di un neologismo derivato dalla fusione di due termini, bensì di un acronimo che indica:

  • Personal
  • Option
  • Digital
  • CAST


Fu il giornalista Doc Searls, il 28 Settembre del 2004, nell’articolo “DYP Radio with Podcasting” a coniare questo acronimo, per evitare che la creazione della tecnologia del podcasting venisse in maniera errata collegata esclusivamente all’azienda Apple. 

Esiste ancora un’altra versione di questo acronimo per cui podcast starebbe per “Personal On-Demand Broadcast”. 

Come puoi notare non esiste, da un punto di vista strettamente linguistico, una definizione univoca del termine podcast. Certamente però, le diverse etimologie ci permettono di arrivare a definire che cos’è un podcast. 

Che cos’è un podcast?

Con il termine podcast si fa riferimento a contenuti audio originali, solitamente di natura seriale a episodi, che sono resi disponibili on demand su Internet. 

Possono essere ascoltati tramite una connessione Internet o essere scaricati per essere successivamente ascoltati offline.

Se siamo interessati ad un podcast, basterà semplicemente iscriversi a quel podcast per veder comparire sulla nostra home tutti gli episodi che ci interessano.

Il podcast può essere ascoltato anche senza una connessione ad Internet. Infatti, dopo aver scaricato un episodio, è possibile ascoltarlo offline, a differenza per esempio della visione di un video di YouTube che necessita obbligatoriamente di una connessione internet.

Possiamo quindi affermare che il podcast richiede una connessione alla rete solo nella fase di download ma non nella fase di ascolto.

Tramite la tecnologia del podcasting è possibile ascoltare offline dei contenuti provenienti da diverse fonti, aggregati in maniera facilmente usufruibile dagli utenti. La presenza di fonti multiple rappresenta uno dei maggiori punti di forza del podcast. 

Come si pubblica e come si ascolta un podcast?

Nella maggior parte delle piattaforme di distribuzione dei podcast, come iTunes e Spotify, è necessario disporre del proprio feed RSS.

I feed RSS (Really Simple Syndication) altro non sono che “stringhe di testo, scritte nel linguaggio XML, che descrivono il contenuto di un oggetto, sia esso un blog o un podcast. L’aggregatore, ovvero il programma client come iTunes, ricerca nelle stringhe di testo la presenza di aggiornamenti e avvia il download dei nuovi contenuti.” 

Grazie a vari programmi e servizi online è possibile creare il proprio feed RSS. Dopo averlo creato ti basterà caricarlo su piattaforme come ad esempio Spotify for Podcasters.

Per quanto riguarda l’ascolto, per esempio tramite un’applicazione totalmente gratuita come Apple Podcasts, è possibile cercare i programmi in base ad una parola o frase. 

Se sei appassionato di un’artista come Freddie Mercury per esempio, dovrai semplicemente inserire il nome del cantante nella barra di ricerca e veder comparire tutti i podcast in cui il famoso frontman dei Queen viene citato. 

Dove ascoltare i podcast

Fonte: Support Apple, Apple Podcasts

Puoi anche iscriverti al podcast di cui sei interessato così che le nuove puntate verranno scaricate in modo automatico e gratuito, ricevendo persino una notifica non appena saranno disponibili.

La Storia dei podcast

Adam Curry, ex video jockey di MTV, viene considerato il padre dei podcast, tanto da essere chiamato con l’appellativo di “The Podfather”.

Secondo altre fonti autorevoli, sarebbe invece Dave Winer, uno sviluppatore software, a detenere questo titolo. 

Al di là delle speculazioni riguardanti la paternità di questo medium, la data di nascita del podcast viene fatta risalire al 2004

Anche in Italia l’anno zero dei podcast è il 2004, quando tre giovani fratelli milanesi, proprietari del sito di news tecnologiche “Qix”, cominciarono a sperimentare il podcasting in versione italiana. 

Dopo aver definito che cos’è un podcast, per capire la sua ascesa e la sua storia, ci si può servire di Google Trends.

Infatti, cercando nel campo di ricerca la parola podcast, in riferimento all’intero contesto globale, viene mostrato il grado di interesse degli utenti nel corso degli anni. 

Possiamo notare che a partire dal settembre del 2004 l’interesse per il podcast comincia a crescere vertiginosamente fino ad arrivare ad un primo picco nel gennaio del 2006 con circa il 66% di interesse. 

Segue un periodo piuttosto stabile, sempre oltre il 50%, per poi iniziare un graduale ma inesorabile calo che si protrae fino al novembre del 2014. 

Viene, persino, raggiunto un minimo del 32% nel dicembre del 2013. A partire dalla fine del 2014 sino ai giorni nostri, invece, il termine podcast sembra ritrovare nuova linfa vitale, iniziando una crescita che lo porta ad un picco del 100% nell’ottobre del 2019. Il che significa una sola cosa: il podcast non è mai stato così popolare come in questi ultimi mesi. 

L’interesse a livello globale della parola “podcast” su Google Trends (dal 2004)

Fonte: Google Trends

Da sottolineare che questo sistema si basa sull’assegnazione di un punteggio, il cui picco è espresso dal massimo valore che è 100. 

Al di sotto del picco ci sono tutti gli altri punteggi. Un valore di 50 rispetto al picco rappresenta un interesse che è la metà rispetto alla sua popolarità massima. 

Ne deriva che il punteggio dipende dalla forza ed intensità del picco massimo e, inoltre, che si tratta di dati in continua mutazione poiché un ipotetico nuovo picco nel 2020 potrebbe trasformare l’apice del 2019 non più in un punteggio di 100 ma in un valore ben al di sotto di tale cifra.

Per chiarire questo aspetto verrà utilizzato Google Trends con riferimento alla parola “Michael Jackson”. La morte del cantante americano nel giugno del 2009 ebbe un tale impatto da far letteralmente collassare Google, pensando che la ricerca simultanea di milioni di persone in tutto il mondo della parola “Michael Jackson” rappresentasse un attacco informatico.

È evidente quindi che il picco del 2009 ebbe una forza e unicità tali da rendere i punteggi nel grafico di Google Trends degli anni precedenti e successivi molto bassi, proprio perché proporzionati a quel picco.

Interesse da parte degli utenti nelle ricerche su Google della parola “Michael Jackson” dal 2004 ad oggi

la storia dei podcast



Per descrivere il percorso seguito dal podcast nel corso del tempo in relazione all’interesse del pubblico, viene utilizzata la metodologia dell’Hype Cycle, letteralmente ciclo dell’esagerazione, sviluppato dalla Gartner, una società di monitoraggio delle tecnologie e di consulenza americana.

la storia dei podcast


Questo modello è caratterizzato da cinque passaggi chiave:

  • “The innovation trigger”, ovvero il momento in cui l’interesse nei confronti dell’innovazione comincia a svilupparsi.
  • “The peak of inflated expectations”, ovvero il picco di interesse e di aspettative nei confronti del medium. Si parla di un picco di aspettative “inflated” ovvero sproporzionato rispetto alle reali possibilità dell’innovazione.
  • “The trough of disillusionment”, letteralmente “fossa della disillusione”, una fase in cui l’interesse cala tanto velocemente quanto era cresciuto. È causato dal mancato raggiungimento di quei benefici che ci si era prefigurati nella fase delle aspettative. 
  • “The slope of enlightenment”, letteralmente “salita dell’illuminazione”, un periodo in cui l’interesse comincia a crescere nuovamente. Questa fase risulta essere causata dall’introduzione di nuovi strumenti e tecnologie che permettono di utilizzare pienamente le potenzialità dell’innovazione fino ad allora “sopite”.
  • “Plateau of productivity”, ovvero una fase in cui si ha una stabilizzazione nell’adozione della nuova tecnologia. 

FASE ANNO DESCRIZIONE
The Innovation TriggerInizio 2004La pubblicazione dell’articolo di Ben Hammersley, “Audible revolution”, sul The Guardian, viene considerato l’innesco di interesse nei confronti del podcast.
The Peak of Inflated Expectations2004-2006È la fase di massimo picco dimostrata da:
Nel 2005 il New Oxford Dictionary elegge il termine “podcast” parola dell’anno. Google Trends mostra un primo picco di interesse globale nei confronti del podcast nell’aprile del 2006.
The Trough of Disillusionment2006-inizio 2014Le potenzialità che la comunicazione del podcasting permette potevano, in questa fase, essere sfruttate solo parzialmente. 
Infatti, l’opportunità di ascoltare il podcast in movimento era limitata a chi possedeva un iPod o qualcosa di simile.
Si tratta di una fase caratterizzata da problematiche prevalentemente tecnologiche. Non vi erano ancora gli strumenti adeguati che permettessero al pubblico di usufruire dei podcast in modo rapido, veloce e facile sia nell’ottica dell’ascolto sia nell’ottica della produzione.
The Slope of Enlightenment2014-2018Il sempre più massiccio utilizzo degli smartphones e la crescita artistica e creativa di una legione di produttori radio professionisti diede l’avvio ad una nuova fase per il podcasting.
The Plateau of Productivity2018-In corsoIn questa fase l’adozione del nuovo medium da parte delle aziende è ormai assodata e sempre più brand, in un’ottica di business, e persone, in un’ottica amatoriale, si cimentano nell’utilizzo del podcast. 



Questa tabella, che riproduce il ciclo di vita del podcast manca di un evento che viene considerato il simbolo del cambiamento del podcast, dando l’avvio all’inizio di una nuova fase che viene definita “la seconda età d’oro del podcast”.  

Stiamo parlando della pubblicazione del podcast “Serial” nel 2014, considerato emblema e simbolo della nuova generazione di questo strumento.

Come per tutti i media culturali, fondamentale è la creazione di contenuti distintivi e attrattivi che sono in grado di fare la differenza e di influenzare i prodotti successivi.

Precedentemente a “Serial” infatti, solo un esiguo gruppo di fedeli sostenitori del podcast, gli “early-adopters”, usavano questo medium in maniera costante, superando tenacemente le difficoltà derivanti dalla tecnologia e da strumenti non ancora perfezionati per un uso agevole e veloce del podcast stesso. 

Tuttavia, la maggioranza degli individui non era coinvolta nell’utilizzo di questo medium. Due sono i motivi di questa fase di abbandono del podcast rispetto ai picchi iniziali: la tecnologia ma anche la mancanza di un senso del medium. 

Il podcast non veniva, infatti, ancora considerato un medium a sé stante, con delle proprie caratteristiche peculiari e originali rispetto agli altri media. Da un punto di vista tecnologico poi, il problema era rappresentato principalmente dall’accesso e la scoperta. Ti basterà pensare che nei primi libri sui podcast interi capitoli erano esclusivamente dedicati a come trovare i podcast e come scaricarli. 

Lo sviluppo dei podcast, negli anni successivi, fu dettato dalla popolarità dei contenuti e, soprattutto, dalla nascita di applicazioni utilizzate per scoprire, scaricare e consumare quei contenuti. 

Gli smartphone, in particolare l’iPhone, definito “Jesus Phone”, si rivelarono di fondamentale importanza nel traghettare i podcast nel mercato dei consumatori mainstream dei media.

L’iPod, a differenza dello smartphone, era caratterizzato dalla necessità di dover collegare il device ad un computer per accedere ai nuovi contenuti scaricati, rendendo il processo meno agevole e veloce rispetto ad un odierno iPhone. 

iTunes, Spotify, Apple Podcasts hanno poi giocato un ruolo chiave nel definire il podcast come un medium di massa. 

Quando Apple decise di introdurre i feed RSS nella piattaforma iTunes nella primavera del 2005, il primato che iTunes deteneva in quegli anni nelle vendite digitali di musica permise a milioni di utenti di scoprire i podcast e di poterli trovare e scaricare velocemente. 

In riferimento, invece, al colosso Spotify, risale al 2019 l’acquisizione da parte dell’azienda svedese di Gimlet Media e di Anchor. E, ai primi mesi del 2020 l’accordo firmato con Joe Rogan per la distribuzione esclusiva sulla propria piattaforma del podcast “The Joe Rogan Experience”. Un accordo che in pochi secondi ha fatto salire il valore di Spotify di oltre 4 miliardi di dollari

I numeri del podcast

Il mercato dei podcast rappresenta anche in Italia un settore in forte crescita. Nel 2019 gli ascoltatori di podcast sono stati 12,1 milioni con un incremento del 16% e di quasi 2 milioni di persone rispetto al 2018 (10,3 milioni).

In forte aumento non solo il pubblico di ascoltatori ma anche la frequenza di ascolto con un incremento del 13% rispetto al 2018 per coloro che ascoltano almeno un podcast su base settimanale. La sessione di ascolto di podcast avviene 3,7 volte al mese con una lunghezza media a sessione di addirittura 23 minuti. Una permanenza d’ascolto che in un’epoca come la nostra in cui si perde facilmente l’attenzione rappresenta un traguardo ragguardevole.

L’ambiente domestico, grazie anche all’abilitazione tecnologica e diffusione degli smart speaker, rimane il luogo privilegiato in cui ascoltare podcast (71%) seguito da macchina e mezzi pubblici. Solitamente i podcast vengono ascoltati mentre si svolgono altre attività, attestando il fatto che si tratti di un format versatile che si presta agevolmente al multitasking, una delle caratteristiche delle nostre società contemporanee.  

Uno dei valori più importanti per le aziende che scelgono il branded podcast come mezzo di comunicazione e marketing è il fatto che chi ascolta podcast è portato a compiere un’azione. Questo significa che gli ascoltatori di podcast non sono passivi. Infatti, l’81% degli ascoltatori di podcast a fine ascolto compiono un’azione verso il brand, che può essere cercare un prodotto online, connettersi con il brand sui social media oppure parlare del podcast e quindi del brand ad altre persone.

Gli ascoltatori di podcast sono inoltre “onnivori”, tendono a consumare molteplici e differenti tipologie di contenuti digitali, permettendo quindi ai brand di attuare delle strategie di marketing su larga scala e su più canali media. I dati affermano infatti che il 66% degli ascoltatori condivide il podcast che ha ascoltato sui propri social media, tra cui Facebook, Instagram e LinkedIn.

Il 64% degli utenti afferma inoltre di aver ascoltato messaggi pubblicitari durante il podcast e di ricordarseli anche a distanza di tempo, portandoli dunque a compiere delle azioni verso il brand. Questo dato implica che anche le pubblicità inserite nei podcast tendono a subire una fruizione attiva e partecipativa da parte degli ascoltatori. 

Il podcast, che ha trovato inizialmente nella fascia d’età 40+ i primi utilizzatori, è apprezzato oggi da target anche più giovani (18-24 anni). Target solitamente molto restii alla fidelizzazione con il brand e caratterizzati da una soglia di attenzione piuttosto bassa che li porta a perdere facilmente l’interesse.

Il pubblico di podcast risulta anche essere maggiormente coinvolto e responsabile nelle scelte di acquisto. Significa che fa scelte di acquisto più pensate e ragionate e che, spesso, le fa se il nome del brand è conosciuto.

Per questo il podcast e, più nello specifico, il branded podcast viene sempre più utilizzato anche da parte delle aziende che vogliono sfruttare un nuovo canale di comunicazione audio. 
Noi di VOIS aiutiamo le aziende a realizzare il loro branded podcast. Se sei interessato puoi contattarci direttamente!

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