Spotify lancia la sfida ai podcast di rumore bianco

Spotify podcast rumore bianco
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Lorenzo Brillo

Secondo una recente ricerca di Bloomberg, Spotify aumenterebbe considerevolmente il suo profitto lordo annuale se facesse sparire dalla sua piattaforma i podcast di rumore bianco. 

Ormai da alcuni anni, il rapporto di Spotify con i podcast è un elemento cruciale nella strategia di espansione dell’azienda e della sua diversificazione al di là della musica. Negli ultimi anni, Spotify ha infatti investito notevolmente nell’acquisizione, nello sviluppo e nella promozione di contenuti podcast sulla sua piattaforma. 

Non sorprende dunque che voglia ora massimizzare i profitti derivanti dall’ecosistema dei podcast. Un ostacolo – inaspettato – si pone però lungo il suo cammino: i podcast di rumore bianco. Ma cosa si intende per “rumore bianco”?


Cosa sono i podcast di rumore bianco?

Hai presente tutti quei video che riproducono il rumore della pioggia, del temporale, dell’asciugacapelli, del mare, e chi più ne ha più ne metta: in pratica tutti quei rumori che aiutano a rilassarsi e persino addormentarsi. Ecco, devi sapere che non esistono solo video di tal tipo ma anche podcast. Del resto, ti basterà cliccare su Spotify “rumore bianco” per vedere comparire una foltissima lista di podcast e playlist di questo genere.

Secondo Bloomberg, questi podcast sono anche molto apprezzati, arrivando a generare ascolti spesso persino superiori rispetto ai podcast parlati. Infatti, la media degli ascolti giornalieri sui podcast di rumore bianco è intorno ai 50 mila, ovvero 612,50 dollari al giorno e 18.375 dollari al mese. 

In pratica, col minimo sforzo e senza alcun costo, gli autori dei podcast di rumore bianco arrivano a guadagnare quasi 20 mila euro al mese, facendo semplicemente ascoltare il rumore delle onde o di una vecchia tv sintonizzata male.

“Dei fottuti geni”, starai probabilmente pensando. E in effetti, come darti torto. 


Spotify lancia la sfida ai podcast di rumore bianco

Eppure c’è un grosso MA. Spotify non è assolutamente contenta di questa situazione che si è venuta a creare. Una situazione paradossale che in realtà la stessa società ha stimolato attraverso i suoi algoritmi che tendono a premiare i podcast e che hanno così reso i contenuti audio di rumore bianco molto popolari. 

Ogni giorno infatti si stima che gli utenti di Spotify consumino fino a 3 milioni di ore di podcast di rumori ambientali. Da segnalare anche che il guadagno ogni 1000 ascolti per questi podcast è uguale a quello dei podcast parlati, il cui impegno è però di gran lunga maggiore. Un fatto che sta rendendo frustrati non pochi creator. 

Spotify ora starebbe cercando di indirizzare quegli utenti verso contenuti dai margini di guadagno per la società ben più alti, ma non è ancora chiaro se stia nel concreto facendo qualche azione per andare in questa direzione. Alcuni creatori di podcast di rumore bianco affermano di aver visto recentemente sparire dei loro episodi per qualche giorno, ma la situazione sembrerebbe poi essere tornata alla normalità. 

La battaglia contro “il white noise” non riguarda però solo i podcast ma anche la musica. Infatti, le registrazioni di rumore bianco o altri suoni ambientali sottraggono attenzione ai brani musicali degli artisti mainstream — con grande frustrazione per le major musicali che li rappresentano.

Insomma, la situazione è ancora in evoluzione e resta da vedere come si svilupperà questa controversia tra gli amanti del “rumore bianco”, i creatori di contenuti e i servizi di streaming musicale come Spotify. 


Spotify alla conquista del mercato dei podcast

Come detto in apertura, il rapporto di Spotify con i podcast è stato oggetto di un’evoluzione significativa negli ultimi anni. L’azienda svedese, inizialmente conosciuta come piattaforma di streaming musicale, ha ampliato la sua presenza nel mondo dei podcast in modo aggressivo, trasformandosi in una delle principali piattaforme di ascolto di podcast al mondo. Ecco una panoramica di come Spotify ha reso il podcast un core del suo business nel tempo:

1. Acquisizioni chiave: Per accelerare la sua penetrazione nel mercato dei podcast, Spotify ha compiuto una serie di acquisizioni strategiche. Tra queste, l’acquisto di Anchor (una piattaforma di creazione e hosting di podcast) e Gimlet Media (una società di produzione di podcast) nel 2019. Queste acquisizioni hanno permesso a Spotify di avere un controllo più diretto sulla produzione e la distribuzione di contenuti podcast.

2. Partnership esclusive: Spotify ha siglato partnership esclusive con creatori di podcast e celebrità per portare contenuti originali unici alla sua piattaforma. Queste partnership includono accordi con Joe Rogan, Kim Kardashian, Prince Harry e Meghan Markle, tra gli altri. Questi accordi hanno reso Spotify una destinazione di scelta per i fan dei podcast di tutto il mondo.

3. Tecnologia e strumenti: Spotify ha continuamente migliorato le sue funzionalità legate ai podcast. Ha introdotto strumenti di analisi avanzati per i creatori, consentendo loro di comprendere meglio il pubblico e monetizzare i propri podcast. Inoltre, ha lanciato la funzione “Spotify for Podcasters” per semplificare il processo di distribuzione dei podcast sulla piattaforma.

4. Esperienza utente integrata: Spotify ha cercato di integrare l’ascolto di musica e podcast all’interno della stessa app, offrendo agli utenti un’esperienza di ascolto unificata. Questo ha reso più facile per gli utenti passare dalla musica ai podcast e viceversa.

5. Monetizzazione: Spotify ha implementato strategie di monetizzazione per i podcast attraverso annunci pubblicitari. Gli inserzionisti possono raggiungere un pubblico altamente mirato attraverso la piattaforma, e i creatori possono guadagnare dalla pubblicità inserita nei loro podcast.

Conclusione

Il rapporto tra Spotify e i podcast di rumore bianco solleva importanti questioni sulla dinamica in continua evoluzione del mondo dei contenuti digitali. Mentre la ricerca di Bloomberg ha sottolineato il potenziale profitto che potrebbe derivare dall’eliminazione di questi podcast dalla piattaforma, questa situazione evidenzia il cambiamento costante nei gusti e nelle preferenze dell’audience. L’inaspettato successo dei podcast di rumore bianco dimostra che, nel mondo digitale, il valore del contenuto può emergere in forme impreviste.

In parallelo, l’evoluzione di Spotify da un’app di streaming musicale a una piattaforma di contenuti audio più ampia è una testimonianza della necessità di adattarsi alle mutevoli tendenze dell’ascolto. La sua strategia di acquisizione, partnership esclusive e strumenti avanzati ha dimostrato la sua volontà di rimanere al passo con l’evoluzione del settore podcast. La sfida che Spotify affronta ora riguarda la gestione di contenuti che, sebbene possano generare profitti significativi, potrebbero interferire con altri aspetti dell’offerta di contenuti dell’azienda.

In ultima analisi, la situazione è in divenire, e il futuro dei podcast di rumore bianco su Spotify e nel panorama più ampio dei contenuti digitali rimane incerto. Quello che è certo è che l’industria dell’audio online continua a evolversi, e il successo in questo settore richiederà agilità, innovazione e una comprensione profonda delle mutevoli preferenze dell’audience.

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